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L' economia uzbeka si basa su un numero troppo limitato di industrie e tutte rivolte all’export: quella energetica e mineraria, quella automobilistica e quella cotoniera. Al tempo stesso, essa resta dipendente dai profitti derivanti da queste esportazioni di beni e dagli afflussi delle rimesse di denaro provenienti da Russia e Kazakistan. Inoltre, sempre maggior peso stanno acquistando gli investimenti esteri, soprattutto nel settore delle materie prime, come motore dello sviluppo economico del Paese. Poi, a destare preoccupazione, il livello considerevole, nonostante le cifre ufficiali tendano a minimizzare, dell’inflazione, con i suoi effetti negativi sull’economia uzbeka. La chiusura del sistema finanziario uzbeko rispetto ad investimenti o rapporti economici con l’esterno ha favorito la limitazione degli effetti negativi della crisi economica internazionale. D’altronde, gli stessi istituti finanziari privati restano sotto il rigido controllo delle autorità. Tuttavia, preoccupazioni sorgono circa la politica monetaria attuata finora, che si vorrebbe più rigida, ma anche per il tasso di cambio della valuta uzbeka, tenuto artificialmente forte. Ulteriori timori derivano dal livello eccessivamente alto raggiunto dell’inflazione. Dopo le elezioni del 2007, il Presidente Islam Karimov probabilmente non attuerà interventi per favorire una maggiore democratizzazione nel prossimo periodo e le riforme economiche saranno graduali, nella migliore delle ipotesi.
Ciò nonostante investimenti provenienti dalla Russia e dalla Cina nell’industria del petrolio e del gas trascineranno l’economia del Paese.
Per quanto riguarda il PIL, nel primo semestre 2010 la crescita registrata è del 8%, in lieve frenata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Considerato il cambiamento evidenziatosi nella situazione economica internazionale nel 2010, si prevede che l’incremento del PIL si attesti, almeno ufficialmente, all’8,5% nel 2011, grazie ad una certa ripresa dei mercati connessi alle esportazioni. L’andamento economico favorevole sarà sospinto, inoltre, dai maggiori investimenti, derivanti sia dal Fondo per la Ricostruzione e lo Sviluppo (FRD) che da Investimenti Diretti Esteri (IDE). L’Uzbekistan dipende enormemente dai profitti derivanti dalle esportazioni di beni e dagli afflussi delle rimesse di denaro provenienti da Kazakistan e Russia. Gli investimenti esteri inoltre hanno rivestito sempre maggiore importanza come motore della crescita economica uzbeka negli ultimi anni.
Per quanto riguarda l’inflazione, persistono i tentativi da parte delle autorità di frenare il tasso attraverso l’imposizione di controlli sui prezzi sia dei beni alimentari di base che dell’energia. ll persistente deprezzamento del Som uzbeko favorirà l’inflazione connessa alle importazioni. A peggiorare ulteriormente il quadro, la maggiore offerta monetaria, connessa alla spinta della crescita economica e agli incrementi dei salari e dei sussidi, che accenderanno il tasso nel 2011. Gli analisti internazionali, comunque, dopo un'inflazione media annua in rialzo nel 2010, prospettano che nel 2011 si registrerà un lieve calo, al 14%, grazie ad una maggiore stabilità dei prezzi internazionali dei beni.
Il principale settore economico del Paese è rappresentato dall’agricoltura. Le industrie locali continuano a produrre beni di bassa qualità che non soddisfano la domanda interna. Tale sistema è il risultato di una politica di tipo protezionistico.
La produzione industriale, malgrado i tentativi di diversificare la struttura economica del Paese, rimane piuttosto arretrata. Il settore di maggior prestigio è quello automobilistico. Il settore energetico, a cui sono stati destinati la maggior parte degli investimenti, resta stagnante. Oltre al declino della produzione di elettricità, il Paese sta assistendo al collasso dell’industria dell’elettronica.
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